Alla scoperta delle aree del nostro cervello

 

 

LA CORTECCIA PREFRONTALE

La corteccia prefrontale determina la tua personalità e controlla il tuo comportamento: essa organizza i tuoi pensieri, le tue azioni ed è responsabile della tua “forza di volontà”!
Questa è la parte che ti permette di “contrastare” i desideri più istintuali (come dormire quando invece devi studiare) o i desideri autodistruttivi e disfunzionali (come quelli che ci spingono a compiere azioni assolutamente inopportune e irrazionali come fumare, mangiare in eccesso, giocare alle slot, ecc).

Essa corrisponde alla nostra “parte cosciente” e può “gestire” un compito alla volta a meno che non si attivino degli “automatismi”, in altre aree cerebrali, che ci permettano di compiere più azioni simultaneamente: quando svolgiamo due o più compiti contemporaneamente il cervello è costretto a “saltare” dall’uno all’altro, spesso con il rischio di compierne uno dei due in modo approssimativo (per questo, ad es., è vietato guidare e parlare al cellulare nello stesso momento).

La corteccia prefrontale è la parte del cervello che ci fa valutare le alternative nelle interpretazioni degli eventi e che gestisce la nostra capacità di giudizio e di logica: ci permette il ragionamento e frena l’impulsività.

 

LA NEO CORTEX

La neo cortex è quella parte del cervello che ci aiuta a “percepire” il corpo conferendoci consapevolezza spaziale, regolando i nostri sensi e le nostre capacità motorie. L’area motoria principale si trova in un’altra regione ma è solo grazie alla neo cortex che abbiamo consapevolezza e regolazione corretta delle funzioni motorie.

Essa è un’area capace di “apprendere” (è una delle sedi del linguaggio e della memoria) e contemporaneamente è un’area operativa ed esecutiva cioè regola e dirige movimenti e azioni come un direttore d’orchestra dirige fiati e strumenti ad arco.

 

 

I LOBI FRONTALI

I lobi frontali rappresentano la parte del cervello che regola e controlla il nostro comportamento: determinano la nostra personalità, contengono le informazioni archiviate nella nostra memoria, consentono il linguaggio, ci permettono di trovare le strategie per la risoluzione dei problemi e presiedono alle capacità di giudizio e di controllo degli impulsi provenienti dalle altre aree del cervello più istintuali e animali.

Il lobo frontale sinistro è collegato maggiormente con le funzioni del linguaggio mentre il lobo frontale destro è meno analitico ed è collegato con le immagini e la capacità di astrazione.

La nostra personalità e molte delle nostre scelte risiedono nei circuiti neuronali presenti in questi lobi per cui un danno ad essi può compromettere e cambiare il nostro modo di essere, il nostro carattere, la nostra personalità, i nostri desideri sessuali, il nostro comportamento!

I lobi frontali permettono di “utilizzare” le informazioni memorizzate nel nostro archivio di memoria interno: le Neuroscienze ci insegnano che non siamo più intelligenti se abbiamo più conoscenze o se abbiamo più memoria ma siamo più intelligenti se capiamo e leggiamo correttamente i dati di realtà e se utilizziamo correttamente le informazioni archiviate nella memoria, ponendole in correlazione tra di loro ed utilizzandole attraverso un lavoro di “unione” delle informazioni come se potessimo comporre un puzzle: non siamo più intelligenti se abbiamo un puzzle composto da molti “pezzi” cioè da molte tesserine (che corrispondono a molte informazioni archiviate nella memoria del cervello) ma siamo più intelligenti se riusciamo a concatenare le tesserine del puzzle e a metterle in relazione corretta tra di loro per ottenere l’immagine finale del puzzle (che corrisponde al ragionamento, alla capacità di trovare ed impiegare una strategia e alla capacità logica del nostro cervello).

I lobi frontali sono responsabili della capacità di contrastare i pensieri disfunzionali che si generano in altre aree del cervello, che possono prendere il sopravvento e rendendoci impazienti, impedendoci di “ritardare la gratificazione” cioè impedendo la possibilità di mantenere la forza di volontà attiva sull’obiettivo a lungo termine (come ad es. nelle diete, nella palestra e nello sport, nella capacità cioè di frustrare momentaneamente il bisogno in vista di un risultato futuro più utile e vantaggioso).

Sono anche i lobi che provano ad opporsi ai pensieri disfunzionali che provengono da altre aree e che ci limitano o ci bloccano attraverso paure o dubbi o preoccupazioni o emozioni negative: se i lobi prefrontali funzionano in maniera ottimale sono in grado di eliminare qualsiasi paura non istintuale, qualsiasi pensiero non funzionale che potrebbe creare una zavorra o un limite al nostro obiettivo finale.

I pensieri disfunzionali e le paure limitanti sono frequentissimi e sono generati da altre aree del cervello che hanno il compito di bloccarci e di indebolirci, impedendo la realizzazione del nostro benessere, della serenità, della tranquillità emotiva o degli obiettivi che vogliamo raggiungere: i lobi prefrontali dovrebbero (se opportunamente allenati) evitare tali situazioni limitanti che possono arrivare a produrre ossessioni, paranoie, comportamenti compulsivi, depressione, tristezza, ansie, insicurezza, ecc.

Le Neuroscienze, negli ultimi dieci anni, stanno studiando e proponendo procedure nuovissime che permettono di “allenare” i lobi prefrontali così tanto da evitare le condizioni patologiche o i disturbi sopra descritti: non si tratta di una nuova psicoterapia (che usa altre tecniche) ma di costruire nuove reti concettuali e di permettere un potenziamento delle facoltà del cervello (dei lobi prefrontali appunto) così da raggiungere risultati fin’ora insperati in termini di risoluzione di problemi legati all’emotività, al comportamento, alla disistima, ai pensieri disfumzionali e a tutte quelle patologie della mente a cui si è cercato (spesso invano) di porre rimedio con farmaci o psicoterapie.

Si è visto ad es. che un problema di attenzione si può risolvere “esercitandosi” a restare attenti cioè cercando di operare uno sforzo di volontà maggiore (vecchio metodo usato ad es. nelle psicoterapie) oppure eliminando le memorie disfunzionali presenti in alcune aree di memoria (nuove tecniche proposte dalle Neuroscienze) la cui presenza impedisce ai lobi prefrontali di usare appieno la forza di volontà, la capacità di dominare i pensieri e la capacità di controllare le situazioni, divenendo appunto vittime di deficit di attenzione e di molte altre forme di deficit intellettivo e cognitivo.

I lobi frontali sono quelli che possiedono il “filtro” con cui il cervello analizza i dati provenienti dalla realtà e che smistano le informazioni per cui decidono come “rispondere” al dato appena analizzato: possono archiviare il dato o produrre una risposta motoria oppure ancora produrre una risposta emotiva! Se essi funzionano correttamente o se sono stati potenziati grazie alle tecniche proposte dalle Neuroscienze (che non corrispondono ad alcuna psicoterapia) essi sono in grado di far produrre meno sensazioni negative e molte meno emozioni negative al nostro cervello diminuendo drasticamente le sofferenze e i dispiaceri percepiti quotidianamente, permettendo una qualità della vita decisamente migliore: i lobi prefrontali “decidono” quanto stimolare la produzione di emozioni negative o quanto favorire la produzione di neurotrasmettitori del benessere!

 

IL SISTEMA LIMBICO 

Il sistema limbico è costituito da un insieme di formazioni cerebrali del telencefalo e del diencefalo: esso è strettamente correlato con le emozioni e con le reazioni comportamentali ad esse collegate.
Inoltre è in grado di gestire l’integrazione tra il sistema nervoso vegetativo e neuroendocrino.
Il sistema limbico mette in correlazione l’azione che la persona compie con le emozioni che sta provando per cui il sistema limbico influenza la scelta dell’azione da compiere a seconda dell’emozione presente nel cervello.
Il sistema limbico contiene strutture che memorizzano le emozioni percepite e creano degli automatismi comportamentali (di ricerca della gratificazione o di difesa dalla frustrazione): se il sistema limbico di un soggetto memorizza un’emozione positiva in seguito ad una data azione, alcune strutture del sistema limbico spingeranno il soggetto a compiere nuovamente quell’azione per ottenerne gratificazione e piacere; se invece il sistema limbico memorizza un’emozione negativa in seguito ad certa azione compiuta, alcune strutture del sistema limbico spingeranno automaticamente il soggetto ad evitare di compiere nuovamente quell’azione per non ottenerne sofferenza!

Il sistema limbico comincia a registrare sin dai primi mesi di vita per cui un comportamento che da adulto sembra non avere spiegazione razionale può essere chiarito e spiegato analizzando le memorie presenti nelle aree di archiviazione del sistema limbico e RISOLTO cambiando la correlazione ivi memorizzata tra azione compiuta ed emozione percepita.
Nel sistema limbico sono presenti correlazioni pericolosissime che spingono il soggetto verso comportamenti disfunzionali o patologici (come il disturbo ossessivo compulsivo, l’anoressia, le paure eccessive, il desiderio vittimistico o la ricerca di relazioni sbagliate in cui vivere sofferenze autodistruttive ecc.) che possono essere cambiate soltanto mettendo in opera le procedure identificate negli ultimi 10 anni dagli studi delle Neuroscienze (che non corrispondono ad alcuna psicoterapia) che permettono di sovrascrivere le memorie presenti in tali regioni cerebrali.

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